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  • Paola Bernasconi

Come comunicare le regole senza annoiare

Succede di avere un oggetto davanti e non vederlo; succede per lo più con quello che fa parte del quotidiano, che abbiamo sempre di fronte agli occhi e che smettiamo di percepire. Succede la stessa cosa con la comunicazione: se qualcosa è sempre lì è come se scomparisse. Come stanno sparendo tutti i messaggi sulle regole da seguire per affrontare questa fase due: in ogni attività o ufficio sono lì su locandine, fogli, volantini; ci dicono di indossare la mascherina, mantenere il distanziamento sociale, igienizzare le mani, indossare i guanti; ce lo dicono eppure non li vediamo più. Ma sono fondamentali, per ricordare a tutti che possiamo vivere e non sopravvivere a questa pandemia.

La soluzione? Trovare modi nuovi per veicolare quei messaggi per far sì che non si perdano nel contesto, che non diventino parte dell’ambiente ma risaltino per dire quello che è giusto che dicano.

Per farlo facciamo prima partire un momento Quark con una digressione didattica necessaria per arrivare al punto e, perché no, per avere un argomento nuovo da giocarsi con gli amici.

La comunicazione, che è un processo complesso, l’ha descritta bene il linguista R. Jakobson indicandone i sei fattori che la fondano:

  • il messaggio: quello che viene detto o scritto per dare un’informazione all’interlocutore;

  • il mittente: chi crea e invia il messaggio;

  • il ricevente: chi riceve il messaggio;

  • il referente (o contesto): ciò di cui si parla (occhio: è differente dal messaggio);

  • il codice: la convenzione stabilita che permette a mittente e ricevente di comprendersi (parlare la stessa lingua ad esempio);

  • il canale (o contatto): il mezzo sui cui viene trasmessa l’informazione e che influenza anche la forma del messaggio.

Ad ognuno di questi fattori corrisponde una funzione; farne risaltare una più di un’altra significa focalizzare l’attenzione su quello che si desidera (ricordiamoci che dobbiamo dire al pubblico di seguire delle regole e che dobbiamo farlo facendoci ascoltare). Ecco le funzioni:

  • emotiva: implica un focus su chi produce il messaggio per fare in modo che il mittente si identifichi (ho provato questa crema viso ed ho avuto risultati strabilianti!);

  • conativa: implica un focus su chi riceve il messaggio che viene direttamente chiamato in causa (non conosci ancora questa crema viso dai risultati strabilianti?);

  • poetica: qui il focus è sulla forma del messaggio con frasi facili da ricordare e slogan (la crema viso che cancella le rughe);

  • fàtica: ci si preoccupa della buona trasmissione del messaggio affinché venga riconosciuto come appartenente ad un certo stile, ad un brand (il logo ne è l’esempio per eccellenza);

  • metalinguistica: il focus è sul codice (spieghiamo cosa è il collagene contenuto nella crema viso);

  • referenziale: ci si concentra sull’informazione da trasmettere, soprattutto in ambito didattico o scientifico o quando in pubblicità si vuole passare ai fatti (il collagene contenuto nella nostra crema viso fornisce la struttura al tessuto connettivo, sorregge la pelle e fa scomparire le rughe).

Ebbene, queste funzioni possono essere utilizzate contemporaneamente e farlo con maestria è compito di chi si occupa di comunicazione. Quindi, concluso il momento professorinaincattedra, come dire al nostro pubblico di seguire quelle regole?

I consigli pratici
  • Identifica il messaggio con il tuo brand (siamo sulla funzione fàtica): eviterai l’anonimato e il pubblico riconoscerà di ricevere un’informazione proprio da te (la stessa comunicazione con la stessa immagine, gli stessi colori e le stesse frasi li ha già visti un attimo prima al bar).

  • Usa frasi che si ricordano facilmente: non vuol dire che debbano essere brevi; certo devono avere il tuo stile.

  • Concentrati sull’informazione da trasmettere: punta pure alla funzione poetica ma non dimenticare quella referenziale perché dire che occorre mantenere la distanza di un metro, indossare la mascherina ed igienizzare le mani è imprescindibile.

  • Non esagerare (qui non parliamo più di fattori e funzioni del processo comunicativo ma ne è corollario): saturare la tua attività di locandine, flyer e poster avrebbe l’effetto contrario. Prova a comunicare tutto su un unico supporto: c'è la colonninna dell’igienizzante per mani (c’è tutto lo spazio per testo e grafica lì!); affiggi una locandina A3 (un po' più grande del solito A4) sulla porta; crea un supporto da scrivania che si rivolga ai tuoi clienti appena si siedono di fronte a te.

La Pesce ha fatto così, con una locandina A3 sulla porta che racconta come vivere l'ufficio in tempo di Covid-19 (che già vi avevamo mostrato) e un post social con lo stesso stile e testo.


Qualcuno che mi sta leggendo ha avuto altre idee? La Pesce è qui per condividere ed imparare.


Colonna sonora: Sei nell'anima (Gianna Nannini)

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