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  • Paola Bernasconi

Cosa racconta la PArOLA: ansia

ànsia s. f. [dal lat. tardo anxia, der. di anxius «ansioso»]. – 1. Stato di agitazione, di forte apprensione, dovuto a timore, incertezza, attesa di qualcosa […] Desiderio ardente e tormentoso: a. di gloria; L’a. d’un cor che indocile Serve, pensando al regno (Manzoni). 2. In medicina e psicologia, il particolare stato d’incertezza e di timore, che può riguardare specifici oggetti o eventi oppure non averne alcuno di riconoscibile, e che può essere accompagnato nei casi più gravi da disturbi vasomotorî e da penose sensazioni viscerali (costrizione toracica e laringea, ecc.). In psicanalisi, la reazione di allarme di fronte a un pericolo esterno (oggettivo) o interno (di origine pulsionale); in partic., come risposta dell’I0 agli aumenti di tensione istintuale o emotiva, si distingue un’a. primaria, che si accompagna al venir meno della capacità di controllo dell’I0 ed è, per es., presente negli incubi notturni, e un’a. segnale, come meccanismo d’allarme che avverte l’Io di una grave minaccia al proprio equilibrio.

Ansia, dal latino anxia che deriva dal verbo, sempre latino, angĕre che vuol dire stringere, soffocare. Esattamente.

Per alcune persone, compagna di vita; per altre, relazione breve e complicata; per quelle più fortunate, amante fugace; per quelle ancora più fortunate, questa sconosciuta. Per tante persone, oggi (e con oggi si intende nell’ultimo anno), scoperta o riscoperta di fronte allo stato di incertezza costante nel quale navighiamo a vista.


Ah, l’ansia. È lì che ti stringe la mano quando devi fare qualcosa di importante: ti strizza l’occhio e ti rassicura che sarà lì con te per “affrontare” anche questo ostacolo (che a te, un attimo prima, non era sembrato poi così ostacolo).

È lì che ti bussa sulla spalla mentre sei sul divano a guardare un film, dopo una giornata di lavoro, godendo di un paio di ore di pace casalinga e taaaac, arriva lei, si siede accanto a te costringendoti ad alzarti alla ricerca di qualcosa da fare, che diamine hai già fatto tutto (steso i panni, acceso la lavastoviglie e passato l’aspirapolvere perché ti meritavi quelle due ore di tregua!).


Arriva mentre sei in compagnia di qualcuno che oggi, essere in compagnia di qualcuno è già una conquista nel saliscendi di zone rosse, gialle, arancioni, bianche. Ad ogni modo: tu sei lì, a distanza di sicurezza, che conversi brillantemente e sei felice, sì, felice di fare qualcosa di straordinario e l’ansia arriva a picchiettarti sul braccio, porta i tuoi occhi all’orologio, e, chissà perché, ti spinge a dover tornare a casa, come se non potessi fare altro, come se macometièvenutoinmentediusciredicasaerilassarti, come se alle 18 la tua macchina si trasformasse in zucca e tu non potessi più metterti in salvo da chissà chi e da chissà cosa.


Ah, l’ansia. Che ti stringe proprio sotto la gola e tu sei lì che cerchi di respirare a fondo e invece riesci a far uscire solo un briciolo di aria, manco fossi un cagnolino che ansima perché ha appena corso per tre ore e un quarto.

Ah, l’ansia, che arriva mentre ti addormenti o appena apri gli occhi, in questi due momenti delicatissimi della giornata, per ricordarti che se avessi voluto concluderla o iniziarla bene, no, ma che scherzi?

È lì mentre lavori in smart working, ora dopo ora, come se non potessi fermare quel flusso di lavoro che è ormai mescolato con la vita privata e allora lavori, lavori, lavori perché quell’ansia lì riesce a convincerti che non puoi spegnere il computer alle 17.


Ebbene, qualunque ansia abbiate come compagna fidata, sappiate che non siete persone sole. E chissà se tutte queste ansie parlano di noi, come noi parliamo di loro. Chissà cosa dicono degli umani che accompagnano. Chissà se si incontrano bevendo tè e sparlando di noi. Chissà se l’ansia sta in ansia. Chissà.


Colonna sonora: With or without you (U2)

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