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  • Paola Bernasconi

Cosa racconta la PArOLA: attesa

attésa s. f. [der. di attendere]. – 1. L’attendere, e il tempo che si attende […] Anche, lo stato d’animo di chi attende, cioè il desiderio, l’ansia con cui si attende un evento.

Attendere è quello che stiamo facendo da un po’, vivendo il tempo che si attende e vivendo il desiderio (l’ansia) con cui si attende un evento. Evento che, nel nostro caso, è la fine di qualcosa iniziata a marzo 2020, una pandemia per la quale forse non ci sarà una fine vera e propria. Arriverà però il momento in cui il virus non cesserà di esistere ma potremo finalmente convivere con lui.

Ecco perché la parola che raccontiamo oggi è l’attesa e il suo contenuto. In attesa che si possa di nuovo:

  • tornare a guardarci le bocche oltre agli occhi che sì, quelli parlano, ma anche tutto il resto delle espressioni contano;

  • tornare a salutare sapendo chi si sta salutando, che tra mascherine, cappelli e occhiali io ormai saluto sempre più spesso solo per educazione;

  • toccarci, che anche sfiorare le mani delle persone a cui vogliamo bene ora manca;

  • abbracciarci, che è quello che continuiamo a ripeterci;

  • viaggiare senza paura, che è quella che si è insinuata in ogni pensiero;

  • uscire e bere uno spritz in compagnia;

  • incontrare improvvisamente qualcuno e fermarsi a chiacchierare in pace;

  • continuare a lavarci le mani perché sì, quello si deve fare a prescindere, ma non in maniera compulsiva;

  • poter uscire in gruppo senza dover scegliere con chi per evitare assembramenti (e non assemblamenti, che almeno questa parola ormai tutti hanno capito come si dice e si scrive);

  • progettare qualcosa a lungo termine che tra zone gialle, rosse e arancioni anche uscire fuori dal proprio comune è diventata un’attività difficile;

  • andare a teatro o sotto un palco, cantando a squarciagola una canzone durante un concerto;

  • tornare a casa tardi la sera;

  • conoscere persone nuove senza pensieri;

  • fare riunioni di lavoro faccia a faccia;

  • fare il karaoke in macchina senza limiti di persone a bordo (a parte quelle consentite dalla legge);

  • vestirsi bene guardando l’armadio e pensare di non avere niente da indossare, che ormai io l’armadio lo apro pure ma continuo a prendere sempre le stesse tute a rotazione;

  • fare le feste belle, quelle con tanta gente dove si beve e si mangia fino allo sfinimento;

  • decidere una domenica di andare ad una sagra dove si mangia roba goduriosa e si beve vino rosso nei bicchieri di plastica;

  • decidere una domenica di visitare una mostra e poi fare una bella passeggiata sotto il cielo blu di Roma;

  • smettere di aspettare per vivere.

E allora che anche adesso non si aspetti a farlo; che si continui a vivere e non a sopravvivere. Ma oggi, diciamocelo, sembra un po’ più difficile. Ma poi, forse (speriamo), sarà ancora più splendente.


Colonna sonora: Harry che miagola.


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